Mela Annurca: da un florido passato ad un futuro……

C’era un tempo che la mela annurca dava da mangiare ad uomini ed animali (era cibo principalmente per i maiali, per questo chiamata dai latini mala orcula). Poi vennero i commercianti che la diffusero sui mercati (ma poche oltre il Liri ed il melaiolandi1Garigliano). L’Europa e la globalizzazione, dopo, ne stavano determinando la distruzione (almeno di quella originale e autoctona). Poi ci fu l’idea dell’identità territoriale, delle tipicità, del riscatto agricolo, dello sviluppo economico, del marketing, del know-how, del … non si sa più che cosa! Allora San Mango venne individuata quale centro di studio e promozione del prelibato frutto che, pare abbia stregato anche Eva. Non a caso i palloni (ovvero le mele annurche marce) venivano date a distillerie del beneventano (rinomata patria di streghe) per ricavarne un ottimo distillato.

E, così, San Mango, grazie ad una politica di sistema locale, divenne capofila e sede della “Associazione Nazionale Città della Mela Annurca”. Quanti progetti, quanti convegni, quanti breakfast, quanti lunch, quanta promozione, quante energie, quanti euro stanziati. Una intensa progettualità che prevedeva interventi di MelaDay_FP001riqualificazione urbanistica e commerciale delle aree locali interessate, programmi di recupero e rivisitazione delle attività rurali in via di cessazione, l’allestimento dei meleti più rappresentativi per illustrare a scolaresche, tecnici del settore e stampa specializzata i metodi di coltivazione, cura e raccolta fino alla lavorazione nei migliori stabilimenti o laboratori. Quanti o quali di questi obiettivi han trovato soddisfazione? Forse era meglio impiegare le risorse per il miglioramento ed l’incremento della melicoltura reale.

 

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